Il pessimo autoreNasce nella città spenta un giorno di Settembre del millenovecentosettantatré. Il ventuno per la precisione. I genitori decidono di chiamarlo Matteo se maschio o Matteo se femmina creando non pochi problemi al nascituro. Trascorre l’infanzia guardando cartoni animati in televisione e più volte in quel periodo cerca di buttarsi dal balcone di casa urlando ad un certa Milva (lo so, è sbagliato, vaglielo a spiegare) di lanciargli i componenti. Miracolosamente sopravvive all’infanzia solo per entrare nel buio tunnel della pubertà.

Durante quegli anni si iscrive al WWF, alla LIPU, alle Giovani Marmotte e sogna di diventare il prossimo dottor Dolittle.

In questo stato di rincoglionimento arriva sino al millenovecentonovanta. Anno nel quale i suoi genitori lo lasciano andare da solo in vacanza con un amico. L’inizio della fine. Al giovane autore si dischiudono le porte delle percezione, si aprono i chakra del basso ventre e si accorge dell’esistenza delle ragazze. Tornato a casa straccia tutte le tessere associative e brucia il manuale delle Giovani Marmotte. Dismette i panni del bravo studente e indossa i panni di un altro, che ancora lo sta cercando per fargli il culo, e la cosa lo fa sentire figo. Inizia ad ascoltare i Nirvana e tutta la corrente di Seattle, si forma dentro il giovane autore un ideologia anarcoide che lo porta ad eleggere come mito personale Giannino Stoppani, ma il vero cambiamento lo si deve ad un amico che sottobanco gli passa una copia di Linus purissima. Scopre così le strisce a fumetti e si innamora alla follia di Bloom County e di Calvin & Hobbes.

Passano gli anni e con una gran faccia di culo, riesce a far credere a tutti d’essere maturo e supera il Liceo solo per andare a schiantarsi contro la facoltà di scienze naturali. Non si laurea, trascorre sei anni passando tutto il tempo a disegnare, a scrivere racconti brevi ed a correre dietro alle compagne di università. Si convince d’essere un artista e cerca di convincerne anche il resto del mondo.

Il resto del mondo ne sta ancora ridendo.

Infine nel duemilaquattro si arrende e si rivende come web designer, grazie ad uno stipendio riesce a mentenersi ed a riprende a disegnare le sue strisce a fumetti.

Oggi vive nella città che ha sempre sete in una casettina che condivide con la folle che l’ha sposato, ha due gatti e quasi tutte le console portatili della Nintendo, spende un capitale in abbonamenti a Netflix, Spotify, iCloud, giochi, fumetti etc.

Grazie a tutti quelli che ancora lo sopportano.