IntroduzioneQuando ancora nel lontano pre 2004 non disegnavo i fumetti della krikka, ne raccontavo però le gesta in un blog che il caro Mirkuz eliminò dalla blogosfera in un impeto di risparmio. Però alcuni frammenti sono rimasti nei meandri di diversi pc.  Quindi con meticolosa bastardaggine mi accingo a recuperare tutto quel ben di dio al fine di condividerlo con voi. ahahahahhaah non finirà mai :D

Che Mirkuz non sia un gran giocatore, lo sappiamo tutti.

Che non sia in grado di resistere sotto pressione, lo sappiamo tutti.

Che riesca a perdere un sacco di tempo per riuscire ad imbroccare la mossa sbagliata, beh, anche questo lo sappiamo tutti.

Quello di cui non ero ancora a conoscenza era la sua insana attitudine a bruciarsi il cervello durante la mano conclusiva.

Eravamo in polla a S.Agostino.

Io, Andrea e Cri, al Mirkuz si giocava a nascondino: Siamo a S.Agostino……adesso siamo alla Marianna……ora siamo alla funicolare….dai che siamo a S.Agostino.

Infine alle 18 riusì a trovarci.

Decidemmo di fare una pasta&basta da me, ma nel frattempo, che l’attesa era lunga, l’ottuso che era in me propose una partita a briscola. Prendi o lasci. Carico o briscola. Punti o liscio.

Briscola è semplice, è lineare, non è come lo scopone…. non devi seguire il moto del gioco. E’ tutto sul piatto. Bianco o Nero.

Dimenticavo Mirkuz io….

Il dio dei vaffanculo decise che Mirkuz dovesse essere in squadra con me….. beh… vaffanculo.

Che il Cri a quel punto propose di giocare a soldi o birra, ma  l’ottuso che è in me in quel momento era in bagno e quindi lo sfanculai.

Che io con l’handicap in squadra non scommetto nulla.

Che io Mirkuz lo so che a guidare è un “figo”, ma alle carte è un “MACHECAZZOFAI!”.

Giocammo quattro mani, due le perdemmo che lasciai al Mirkuz facoltà di intendere e volere, le altre due che giocai anche al posto suo le vincemmo.

Che lo sgurdavo male e gli intimavo: “prendi!”

Ma lui mi sgurdava con occhio acqueo e mi chiedeva: “Perché?”

E io che ero già oltre la valle degli orti della mia pazienza rispondevo: “MA CHE CAZZO FAI? Prendi e non rompere.”

Eravamo i Newman e Redford delle briscola, intendo io e il mio ego, Mirkuz era il Thomas Millian delle carte: “AO? ma che? ‘mbe, gioco questa e allora?”

Beh, ci ritrovammo pari. Onore e orgoglio erano in salvo.

Ma Cri non bastava così propose lo spareggio: “Chi vince, vince tutto”.

Che è una di quelle frasi che mi fanno incazzare da morire, che uno si sbatte tutto il tempo, ma non conta un cazzo, che tanto poi arriva uno alla fine e lo sfanculizza.

Vabbè, si accetta, ultimo giro.

Il dio dei “sei stato un coglione ad accettare e pagherai la tua follia” fece in modo che la briscola scoperta fosse l’asso di bastoni.

Lo prese Cri.

Mirkuz mi fece vedere le carte ( è l’ultimo giro si può! ). Aveva il tre di bastoni, io avvertii un fremito nella forza.

Riprese le sue carte e mi chiese: “Non mi ricordo chi ha preso l’asso?”

Io: “L’ha preso Cri.”

Mirkuz : “Ahhhh, e gioca dopo di me vero?”

Io: “Si, GIOCA DOPO DI TE.”

Ora, anche l’ultimo dei cercopitechi sa che NON si deve giocare il tre prima di colui che detiene l’asso.

Sì, ridetevi sto cazzo.

Mirkuz calò il tre.

Silenzio.

Tutti, dico tutti ci sgurdammo in faccia increduli. Cri, che non ci credeva nemmeno lui, calava l’asso come se fosse in una favola. Lentamente lo vidi cadere sopra il tre.

Follia.

Alzai la testa dalle carte e mascella pendula sgurdai con odio profondo Mirkuz.

Lui, che, incredibilmente, reggeva il mio sgurdo, alzò l’arto destro e mi mostrò il palmo ceruleo della mano. “Tranquillo è tutto calcolato” disse “adesso ci sono ancora due carichi e sono tutti nostri. Fidati di me.”

Sarà stata la follia del lucido gesto, sarà stata l’illusoria idea dell’esistenza di un ordine nell’universo, ma gli credetti.

In tutti noi incominciò a serpeggiare un po’ di rispetto per quell’essere che si era amputato le gambe per salvare il resto del corpo.

Fu solo quando perdemmo le due restanti mani, nella quali, tra l’altro, fece la sua sporadica comparsa un solo carico, che capii.

Era alle cozze e aveva mentito spudoratamente, infatti all’ultima mano,  vinta da Andrea e da Cri, il Mirkuz si gettò sulle carte, giurando che San Pietro in persona gli aveva assicurato che quella mano era sua.

Lo vedemmo prendere le carte, rovesciarle in aria, cavarsi i pantaloni e la maglietta.

Ed in ultimo, novello san Francesco, correre nudo e scalzo per le mura profetizzando l’avvento del grande Asso Pigliatutto che avrebbe raso al suolo il mondo.

Fortuna che non avevo scommesso nulla.

Che io i miei polli li conosco.

n.b

Premessa: Il Cri è uno della Krikka, che è una persona strana, che alla gelateria lui ordina la coppa totaloide da 2 euri emmezzo che ci puoi mettere sopra 14 gusti, ma lui la prende tutta al limone e poi la butta via che dice c’è troppo limone.